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Venture Capital in Europe, the latest deals

Posted by Stefano Bernardi On September - 22 - 2010
  • Investinor, Alliance Venture, founders and staff have invested NOK 16.2m in Norwegian software provider bMenu.
  • Newfund and three private investors have provided French eCRM specialist CRM Mobile Corp (TCMC) with growth capital funding.
  • Following a six-year association with the venture investor as an advisor, life sciences specialist and entrepreneur Dr Kevin Johnson has joined Index Ventures as a Partner.
  • Danish venture capital firm SEED Capital has invested DKK 7.6m in biotech company Reapplix.
  • Reapplix has developed the LeucoPatch, a treatment for foot ulcers. The treatment is designed for diabetic sufferers, who often suffer extensive foot ulcers that heal poorly. European studies have shown that more than a fifth of ulcers in diabetic patients result in amputation.

    A clinical study at the Centre for Wound Healing at Bispebjerg Hospital found that 13 out of 16 patients with chronic ulcers (including five diabetics) were completely healed after using LeucoPatch.

    “In Denmark we [spend] in total nearly DKr 3bn annually on wound care, and amputations can easily cost up to DKr 1m per patient,” said Bo Jesper Hansen, chariman of Reapplix.

  • Three former executives of Belgian investor KBC Private Equity have spun out to form new small-cap, later-stage outfit Think2Act Partners, according to local press reports.
  • Doughty Hanson has acquired UK-based Equity Trust in a €350m secondary buyout from Candover Partners and other institutional shareholders.
  • GIMV has invested €15m to back the management buyout of French e-commerce company Onedirect.
  • Prime Technology Ventures has sold its 43% stake in web analytics specialist Nedstat to comScore, in a deal that values the company at $36.7m (€28.6m).
  • A pool of institutional and angel investors has provided UK medical equipment company Microvisk with a £2.5m round of funding.
  • Balderton Capital has led a €3m series-A funding round for Irish telecommunications specialist Socowave.
  • Eden Ventures has made five new investments in UK early-stage technology companies, with amounts ranging in size from £100,000 to £1m. (TechCrunch Article).
  • Internet focused fund ISAI has backed the French online marketplace InstantLuxe.com with €650,000 of funding.
  • Advent Venture Partners and No 8 Ventures have invested £1m in software company OpenCloud, as part of a £5m funding round.
  • 21 Investimenti, the Franco-Italian mid-market later stage investor, has sold Italian oil and gas engineering firm Valbart to listed US business Flowserve.
  • Investinor and existing investors ProVenture Seed and Energy Capital Management have invested NOK 40m in Norwegian software solutions provider Verdande Technology AS.
  • 123Venture and a pool of private investors have injected €2.8m into French technology company Unowhy.
  • Ysios Capital Partners and Caixa Capital Risc have invested €5m in medical technology research company Sabirmedical.
  • The Bank of Ireland has led a €1.8m round of funding for Dublin software start-up InishTech via its Seed and Early Stage Equity Fund.
  • Chopin Invest has bought a portfolio of minority stakes from Seventure Partners, for an undisclosed amount. Companies that were affected by the deal include Netasq, Opti-Time, Quescom, Scaleo Chip and W4.
  • Intel Capital, MCI Management and Ondra Tomek have acquired Netretail Holding, a holding company and operator of the online shopping site mall.cz, from its previous investor, 3TS Capital Partners in a deal valued at €11m. As part of the transaction, Intel Capital and MCI Management invested €5m each, while Ondra Tomek, founder of Czech web portal NetCentrum, contributed €1m. The funding was used to expand business in the region of Central and Eastern Europe.
  • Forbion Capital Partners, YSIOS Capital Partners, Industrifonden and HealthCap have held a second closing of a series-A financing round, raising SEK 124m for drug developer Cardoz AB.
  • Venture capital firm Wellington Partners has agreed to sell Munich-based software company Aloqa GmbH to mobile phone giant Motorola for an undisclosed sum.
  • High-Tech Gründerfonds (HTGF) and DN Capital have teamed up to provide a first round of funding for baby care specialty website windeln.de, which is scheduled to launch this month.
  • Forbion Capital Partners closed its FCF II fund in July, having raised €136m.
  • Catapult Venture Managers has injected £600,000 in UK mobile application and platform provider Yospace Enterprises Ltd.
  • High-Tech Gründerfonds has invested in German software developer ConWeaver GmbH.
  • Viking Venture has led a consortium of investors consisting of Alliance Venture, Salvesen og Thams and Glør Iks in a NOK 16m funding round for MemfoACT.
  • ALMI Invest and Wingefors Invest have provided SEK 2m for I Read new media AB, which provides digital journals through Paperton.com.
  • 17Capital announced the final close of its first fund, 17Capital Fund, which raised €88m.
  • Nexit Ventures and existing investors, including Sofinnova Partners, have injected €17m into Finnish mobile advertising provider Blyk.
  • Two-man technology team The Bakery, which has worked on animated film blockbusters including Shrek and Madagascar, has secured a $2.3m investment for its software group.
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Risposta aperta all’Italia, investitori e startup

Posted by Stefano Bernardi On September - 7 - 2010

Disclaimer: le opinioni espresse in questo blog sono mie personali e non rappresentano in alcun modo quelle del mio datore di lavoro. Chiedo scusa in anticipo se il post dovesse risultare troppo lungo e sconnesso, ma è scritto da alberghi, uffici di startup, case di emigrati italiani, ed i pensieri da ordinare sono veramente tanti.

Leggendo la lettera di Augusto, il buon centinaio di commenti che ha scatenato (soprattutto quello di Max con annesso post) ed il post di Fabrizio mi sono passate per la mente tante cose, e vorrei cercare di metterle in ordine in questo post.

Per chi non mi conoscesse, mi ripresento al volo per dare un contesto alle mie parole.

Ho 23 anni, ed oggi lavoro in un fondo di venture capital italiano e fatto da italiani. Ho iniziato su internet verso i 19 anni, con le mie prima attività sviluppate dopo i corsi universitari, riuscendo a pagarmi gli studi e mettere qualcosa da parte. Nel frattempo ho creato il forum della mia università con 15000 iscritti ed ho vinto le elezioni universitarie 6 mesi dopo essermi iscritto. Mi sono laureato in ingegneria informatica e non ho intenzione di proseguire gli studi con una laurea specialistica. Tutto quello che so l’ho imparato da solo. Ho fondato la mia prima vera società a 21 anni, ed ho fallito per diversi motivi. Ho vissuto un anno in Spagna. Scrivo per TechCrunch. Nel tempo libero sto sviluppando equeety con altre 2 persone e GoWar con altre 5. E convivo. Non ho sicuramente finito un Phd al MIT a 19 anni ma penso di non essere nemmeno il tipico esempio di bamboccione.

Sapete qual è il vero problema? Che di gente come Augusto, come Passatordi, come me, con il drive, con la voglia di fare e di sbagliare, della nostra età, ce n’è veramente poca. Di gente che, all’università, il pomeriggio torna a casa ed invece di andare all’aperitivo o al fermatino si mette a sviluppare codice per il suo prodotto, di gente che si prende le ferie ed invece di andare in Sardegna se ne va in Silicon Valley a conoscere imprenditori e venture capitalists, ce n’è veramente pochissima. Gente carismatica, coraggiosa, ottimista, piena di difetti, forse arrogante. Gente così, in Italia non si trova troppo al suo posto e l’emigrazione non la vedo assolutamente come un punto negativo. Vivere all’estero è un diritto di tutti, conoscere altre culture, altre lingue, altre usanze è un’esperienza che va augurata a tutti perché è ciò che ti completa. Ti aiuta a trovare la tua strada e la tua comunità.

Io ho studiato ingegneria informatica, e vi posso garantire che non sono riuscito a trovare nemmeno un co-founder pababile tra i miei compagni di corso, e vi assicuro che molti erano nettamente più preparati e più intelligenti di me. Manca la scintilla, la pazzia, la voglia di fare qualcosa di diverso e di contribuire qualcosa di proprio al mondo, la voglia di seguire la propria passione e non vendersi per un lavoro 9-5 insoddisfacente ed una vita infelice. Manca l’estro tipico italiano.

Io purtroppo i vari Dettori, Lani, Marchetti & co, non li ho trovati. Si possono contare sulla punta delle dita ed è questo il vero punto dolente del nostro paese.

Ironicamente mi trovo a rispondere da San Francisco, dove sono in viaggio per vedere da vicino l’ecosistema della silicon valley, e sinceramente dopo pochi giorni che mi trovo qui ho la convinzione che appena deciderò di fare una mia startup, l’emigrazione sarà l’unica strada possibile per me. In sole due settimane ho conosciuto una quantità di gente qualitativamente incredibile, e strano ma vero, molti di loro sono italiani. Citandone uno: “l’italiano che è qui è diverso. L’italiano che viene a San Francisco non vuole farsi la piccola esperienza all’estero, viene qui perchè cerca qualcosa di specifico.” Il mio pensiero su tutte queste discussioni si ferma al constatare quanto siano inutili. Polemizzare sulla scelta di espatriare è poco produttivo. C’è chi come Augusto non è fatto per stare in Italia, e chi invece come Max, che ci si trova a pennello. Ognuno deve scegliere la sua strada, crearsi le sue opportunità e seguirle rischiando tutto ma soprattutto fare quello che ama.

E’ anche vero che ultimamente l’ecosistema si è rivoluzionato (dal basso), c’è molto più fermento, lo 0.01% della popolazione sa cos’è una startup e lo 0.001% sa cos’è un venture capital. Ci sono gli Startup Weekend con decine di partecipanti, ai nostri UpStart Roma ci sono centinaia di persone. C’è voglia di cambiare, ma c’è ancora poca voglia di rischiare (io forse autocriticamente ne sono anche per ora un esempio). C’è voglia di parlare, ma ancora poca voglia di fare. E dove c’è voglia di fare, c’è poca voglia di accettare il fallimento, i feedback negativi, di competere senza aiutini e sopratutto senza che tutto sia dovuto. C’è poca voglia di creare un prodotto che cambi il mondo.

Sapete poi qual è l’altro punto fondamentale? Che le startup ed i progetti che si vedono in Italia, in maggioranza fanno veramente ridere. La qualità è veramente bassa, gente che non sa quale è il suo mercato, team senza sviluppatori che vogliono dare tutto in outsourcing, cultura del prodotto inesistente, nessuna idea di come entrare sul mercato. Qui mi trovo a dar ragione a Max per alcuni punti. Una quote su tutte: “non è un diritto essere finanziati solo perchè si è giovani e si ha un’idea“. Va benissimo la voglia, l’idea, la volontà, i sacrifici, ma se il tuo risultato fa schifo c’è poco da lamentarsi.

Se visitaste gli SSE Labs, l’incubatore FATTO dai ragazzi di Stanford per i ragazzi di Stanford, rimarreste a bocca aperta. Gente di 19 anni che presenta come Obama, con un livello di profondità spaventoso, con una visione a 360 gradi del mercato, dei competitors, del futuro e della via per il successo a cui VCs americani dicono letteralmente “la tua presentazione fa schifo”. E loro “thanks for the honest and very helpful feedback” e la sera non stavano a scrivere un post su come i VCs non li avessero considerati, ma giù a cambiare il modello, il pitch, il prodotto.

Se si viene respinti in malo modo dai VCs, forse c’è qualcosa che non va nel prodotto, nel team o nel piano. I partners dei fondi di VC non sono proprio gli ultimi arrivati, e spesso hanno fondato loro stessi società di successo.

Parlando di dPixel, noi vediamo circa 6-700 idee l’anno ed è chiaro che è molto difficile rientrare in quelle 3 o 4 che verranno finanziate. I VCs devono rendere conto ai propri investitori, e per quanto piacerebbe investire e dare la possibilità a gente come Augusto di realizzare il proprio sogno, non è sempre fattibile per un piccolo fondo privato. Per questo purtroppo ci troviamo a scartare molta gente valida per diversi motivi. Non credo che questo ci faccia essere dei mostri. Non credo che chi non entra dentro Stanford o altre università si metta a scrivere che non è giusto. Probabilmente lo è, ma se volevi veramente entrare, studiavi di più.

Ora di chi è la colpa? Di tutti e di nessuno. In Italia non c’è (ancora) l’ecosistema. Le università non sono al livello di Stanford, Harvard, Mit, Berkeley etc. e finchè saranno pubbliche non potranno mai esserlo. I soldi non ci sono, perchè non c’è un mercato per l’exit delle startup, e chi li fa (con dovute eccezioni) preferisce tenerli o metterli nel mattone. I deal non si chiudono, perchè le società prima di lavorare con una startup preferiscono fallire. Il networking non si fa, perchè la propria idea è sacra e preziosa e guai a condividerla. Lo sviluppo si da in outsourcing, perchè fare startup è uguale a sviluppare un prodotto e poi venderlo. Da notare che sto bypassando tutti i problemi che si incontrano nell’assunzione delle persone, formazione della società, gestione della stessa, etc.

Chi possiamo “blame” in Italia?

  • I pochi investitori che rischiano tutto, vanno contro le istituzioni e le banche, montano fondi in Lussemburgo e Spagna, e cercano di aiutare in tutti i modi i piccoli sognatori italiani? Direi di no, anzi. E’ per questo che ho deciso di accettare l’offerta di dPixel, che è essenzialmente una startup, un sogno che per sostenersi ha bisogno di grandi sacrifici da parte di tutti, ma che continua a vivere ed aiutare gente come Stefano Passatordi (che sta comunque partendo per San Francisco) grazie all’impegno e alla fiducia di tutti.
  • I politici? Non c’è nessuna speranza di poter cambiare le cose solamente parlando, ma facendo.
  • Il sistema? Troppo facile.
  • La cultura? Si, ma sormontabile.
  • Gli studenti ed i giovani che puntano solo al posto fisso? Si e no, ognuno ha una storia personale diversa, e spesso la famiglia dove si cresce è molto influente.

Non c’è una vera soluzione, siamo solamente qualche decina d’anni indietro rispetto alla Valley. Ci arriveremo, ma sempre arrancando. A qualche persona, perdere gli anni più produttivi e creativi della propria vita in una situazione del genere, non sta bene.

Detto questo ci sono tre vie: 1) lamentarsi, 2) farla in USA e 3) rimboccarsi le maniche e farla in Italia. Direi che la prima è abbastanza facile escluderla, e preferirei lo facessero tutti. Fare startup in USA è possibile, ma difficile. Fare startup in Italia è possibile, ma molto più difficile.

In Italia è però forse paradossalmente più facile ottenere finanziamenti visto che la concorrenza è poca e molto scarsa. Fidatevi che se vi presentate con un prodotto fantastico, qualche migliaio di utenti ed un primo contratto, i soldi li trovate veramente facilmente, mentre, riquotando Max, “non è trasferendosi a SF che si viene finanziati“. A SF sareste solamente un altro sito come tanti altri che prima di ricevere finanziamenti deve “provarsi” molto di più.

Per costruire un’azienda di successo e globale, prima o poi serve comunque spostarsi, perchè servono soldi, tanti soldi. Qualsiasi storia di successo conta alle spalle decine di milioni di euro di investimento, prima di qualsiasi exit, ed in Italia questi soldi al momento semplicemente non ci sono. Sinceramente, se dovessi dare un consiglio ad un under 30, che si trova nel periodo più produttivo della sua vita, direi che conviene investire il proprio tempo ed i propri soldi nel prodotto, nel paese che preferisce, ma poi quando si inizia a fare sul serio, stare in Silicon Valley, non è più un optional.

Mi sono piaciuti molto i commenti di Francesco Sullo, (quiqui). Uno che ha vissuto tutto l’iter è che ha ben chiaro il sistema italiano ed americano. Bisogna fare attenzione, l’America non è più l’America. Gli Stati Uniti, per molti versi sono un paese crudele, del terzo mondo, dove, se sbagli parecchio, finisci veramente per strada. Un paese che però da molte opportunità, e se non hai paura di fallire e perdere tutto, il payoff è molto alto.

Avere 19 anni è un vantaggio ed uno svantaggio allo stesso tempo. Si può rischiare tutto ma non si ha nessuna esperienza. Finanziare un’avventura come MashApe è molto difficile, ed io in quel contesto, fossi stato in uno di quei fondi, avrei dato parere negativo. Il prodotto era molto di nicchia ed ancora poco sviluppato, la vision non era troppo chiara, ed il team era molto giovane ed inesperto. Solitamente negli States quando si finanziano ragazzi di quell’età, non è raro che a 13 anni già scrivessero in assembly ad occhi chiusi, o che vendessero le marmellate della mamma su internet con fatturati di milioni di dollari.

Ora ho ri-incontrato Augusto a SF, e mi ha spiegato come ha fatto “pivoting” del suo prodotto ed insieme a Marco e Michele si stanno concentrando su una feature particolare, che era la più usata dagli utenti. Devo dire che il nuovo piano ha molto più senso, e la capacità di ammettere l’errore e cambiare in fretta è una delle cose più apprezzabili e mature. Fred Wilson & co su questo hanno scritto a palate.

Concludendo, delle discussioni mi interessa poco. Con dPixel in Italia ce la mettiamo tutta a finanziare i migliori e credo che tutti dovrebbero fermarsi a riflettere sull’enorme rischio e lavoro fatto da Gianluca e Frank in questi anni, ma devo ammettere che mi piacerebbe molto che la maggioranza della mia generazione sia fatta esattamente come te Augusto.

Se non è questa.. è la prossima, magari insieme. In bocca al lupo.

Update: da leggere assolutamente il commento di Augusto al commento di Max sul thread originale.

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10 essential rules on startup funding

Posted by Stefano Bernardi On September - 1 - 2010

This is a guest post by Benjamin Rohé.

PS: the opening slide is not meant to offend anyone.

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How Enduring is Job Creation by Startups?

Posted by Floriano Bonfigli On August - 9 - 2010

This is the first article by Floriano Bonfigli, founder of We Innov8. Expect to see quite a few more by him over here.

You may have already heard about this: start-up companies have been a major contributor to U.S. job creation. In fact, the Kauffman Foundation released a report in January 2009 showing that over the 1980-2005 period, companies with 1 to 4 employees accounted for a large percentage of new jobs in any given year, about 20% on average. Moreover, if the jobs coming from new firms were excluded, the U.S. net employment growth rate would have been negative on average.

Last July, the Kauffman Foundation released a new report. They looked at employment in new companies as they age, by tracking cohorts of firms started from 1977 till 2000. There are some good news coming out the document. The first is that for a given cohort of start-ups reaching the five years mark, the employment level is 80% of what it was when they were launched. It does seem that jobs created by start-ups do not tend to disappear that fast, despite being highly volatile. As several studies show, fewer than half of all new startup survive to their fifth year, and this rate is already a huge improvement over the previous years. However, the jobs lost at failing or reorganizing ventures are partially balanced out by the ones created at growing firms.

Given the recent crisis, the Kauffman Foundation has also investigated how recessions affect total employment in start-ups. The second good news is that new ventures do not appear to be affected in the long term if they start in a recession. They indeed hire fewer people in the first years, but they are likely to catch back up to firms not launched in a recession cycle, as they reach the five years mark. On the contrary, prolonged or serial recessions do seem to affect total employment. In particular, ventures that go through periods of three recession years showed about 10% less employment, with reference to their start-up years, than ventures facing no recession in their first 5 years (obviously). Thus, companies starting now are less likely to be hurt than the ones started at the beginning of the current recession. As long as the U.S. economy keeps growing and eventually ramps up out of recession!

This is just a short review of the report. If you want to go dig deeper and take a look at the charts, you can download the .pdf document right here.

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Maverick Angels Founder John Dilts Dies

Posted by Stefano Bernardi On August - 6 - 2010

I am saddened to announce that, John Dilts, founder of the Maverick Angels group has died on August 2nd. No details of Dilts’ death were given.

Dilts founded Maverick Angels in 2006, after running the Los Angeles and Westlake Village chapters of angel group Keiretsu Forum.

I recently had the chance to meet John at an event in Milan, he was trying to extend the Maverick Angels group and had recently openend an Italian chapter. John was collaborating with Intesa San Paolo on their Startup Initiative, conducting days of training for young italian entrepreneurs teaching them how to pitch to potential investors. I am truly grateful to John for taking the time to come to Italy and spend some of his time mentoring unexperienced entrepreneurs, it’s not something many americans have done. I’d like to give my most sincere condolences to his family.

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Should entrepreneurs take vacations or work 24-7-365 on their startups?

Posted by Stefano Bernardi On August - 5 - 2010

That’s what I asked on twitter today. I got some very interesting replies and wanted to share them.
The general response of my followers is that a vacation is almost mandatory. Sounds like what everyone is doing in Europe in fact. But what about if I had more US followers?
Do you think that’s a competitive advantage US startups have over EU ones? I’d love to hear @loic’s take on this.

What’s your take?


@stefanobernardi Life is just more important than work.less than a minute ago via Netvibes


@stefanobernardi Depends. Sometimes the kick of working and the flow is powerful intoxicant. When it is is not, its time to break!less than a minute ago via TweetDeck


@stefanobernardi cool down but always on, like @etoy said : i’m always online but sometimes lost.less than a minute ago via Twitter for BlackBerry®


@stefanobernardi 24-7 365 If you are into it, you will do it anyway. But change the place you work from time to time, e.g. café / other townless than a minute ago via Seesmic


@stefanobernardi cool down, Stefano! We are not robots :) The greatest results appear when you’re mind free..less than a minute ago via TweetDeck


@stefanobernardi In a vacation you can take a step back, look at the broader picture, re-energize.And family deserves some quality time :) less than a minute ago via TweetDeck


@stefanobernardi I think it’s a personal thing. I don’t go on vacation but I can totally understand people who do :) less than a minute ago via TweetDeck


@stefanobernardi good question, depends on the phase of the start-up. have to be on it at all times sometimes i reckonless than a minute ago via web


@stefanobernardi even if you are on holiday the mind is always ticking awayless than a minute ago via web


@stefanobernardi its better to cool down a bit (preferably with family).less than a minute ago via Twitter for BlackBerry®


@stefanobernardi As for creativity, it is better to slow down. That’s in my humble opinion…less than a minute ago via web


@stefanobernardi finishing a phd, then co-founding a startup. i can say that after 2 straight years with no vacay we were suffering.less than a minute ago via Tweetie for Mac


@stefanobernardi i’ve got the non-stop american work ethic but i think a small break and some distance are vital to the health of the biz.less than a minute ago via Tweetie for Mac

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